Esfahan

Introduzione


In tutti i libri della storia, Esfahan è descritta come perla, gioiello o meraviglia dell'Iran. Questi aggettivi esprimono la concentrazione degli straordinari capolavori che la città ha accumulato nel tempo.
La storia di questa città va studiata sotto diversi aspetti: artistico e, sopratutto, il ruolo che avuto sulla storia attuale dell'Iran. Esfahan si trova al centro dell'Iran, un punto geograficamente strategico, infatti, è la città dove è stato registrato il maggior numero di invasioni, saccheggi e devastazioni e cambiamenti fra i sovrani.


Un po di storia


L'Iran comincia a prendere forma dopo il dominio dell'Impero islamico, durante la monarchia dei Safavidi. La città venne dominata da diversi governatori che appartenevano al popolo arabo per circa sei secoli. Il più spietato fu Teimur Khan, il quale mise più volte a ferro e fuoco la città con dei massacri inauditi, infatti, uno storico famoso, Gioveini, descrive cosi l'invasione dei Mongoli: "Sono venuti, hanno saccheggiato, hanno massacrato". Nelle ultime due invasioni, i condottieri di tutto il paese, sopratutto nel centro, hanno subito dei danni colossali.

All'inizio del XVI secolo, l'Iran non era uno stato unitario, ma era diviso in un gran numero di Emirati (piccoli governi che dominavano determinate zone).
Qui bisogna ricordare che dal momento in cui l'impero dei Sassanidi è stato rovesciato per mano degli arabi, sparisce anche la sovranità del popolo persiano. Perfino il nome Iran non è presente in alcun testo storico. Uno storico arabo ritiene che, se cade un impero civilizzato per mano dei Nomadi come gli arabi, può succedere che non si senta più parlare di alcuni popoli, come i persiani, tanto vero che per secoli non ce ne più alcuna traccia, salvo rarissimi esempi in Italia dopo il crollo dell'Impero romano fino la nascita della nuova Italia.


Esmail


Uno dei personaggi principali è sicuramente Esmail (nato nel 1487), discendente di Safi Al Din, filosofo sufista, risalente alla famiglia del profeta, era un giovane e ambizioso persiano. Il paese era circondato da governi, i cui sovrani appartenevano a diverse frange islamiche che modificavano in continuazione il territorio.
Egli ha indubbiamente avuto un ruolo fondamentale nella storia della Persia. Fu il fondatore e grazie a lui l'Iran rinacque. Esmail era il seguace della filosofia Sufi. Col tempo assunse il ruolo di Grand Morshed, cioè capo spirituale nella scuola del sufismo, e fu, contemporaneamente, un condottiero coraggioso che sognava di riportare il paese spaccato e rovinato delle battaglie infinite, all'unità e tornare ai tempi splendidi del passato. Riuscì ad ottenere l'appoggio delle tribù nomadi turche nell'area dell'Azerbaijan, i berretti rossi (i Ghezelbash), e conquistarono la città di Tabriz, nominandola capitale.
Ai tempi, intorno al paese, c'erano l'Impero ottomano, i sovrani uzbeki e le tribù sheibani. La stragrande maggioranza delle popolazioni in questa area erano sunniti compreso il popolo iraniano. Esmail, appoggiando la frangia sciita e costringendo la gente a convertirsi al sciismo riuscì ad ottenere grandi risultati. Tutto si fonda, nei secoli successivi, sullo sciismo. Ovviamente questa politica era molto crudele e sanguinosa ed impose con un decreto la pena di morte a coloro che non convertirono.

I paesi confinanti con l'Iran volevano difendere il vero islam, la fazione sunnita, attaccando e massacrando gli sciiti. Esmail faceva altrettanto con i sunniti. Dopo aver conquistato e riunito tutto il paese lui sceglie il nome Shah, che significa re, aggettivo utilizzato dai monarchi nell'antica Persia. Finora i sovrani portavano i titoli Khi Fe e Sultan. La minaccia da parte dei paesi confinanti era imminente. Una delle battaglie più famose nella storia iraniana avvenne nella zona nord dell'Iran, più precisamente a Chaldoran, vicino a Tabriz. Il 23 agosto 1514 si scontrarono l'esercito preparatissimo e fornito con le più sofisticate armature dell'epoca, con un contingente famoso addestrato solo per uccidere, chiamati Giannizzeri. Questi nelle guerre contro gli Imperi d'Occidente erano famosi come gli immortali.
Nella battaglia di Chaldoran secondo gli storici erano oltre 100.000 mila i soldati turchi. La maggior parte erano Giannizzari. Shah Esmail invece scese in campo circa 40.000 mila soldati e con armi tradizionali. Come ci racconta Ludovico Ariosto, Esmail in qualità di Sufi, riteneva assolutamente senza onore usare le armi da fuoco in campo di battaglia, malgrado l'opinione dei suoi consiglieri.


La conquista dell'Iran


La gente scendeva in campo non come soldati, bensì come seguaci di un santo. La battaglia era considerata religiosa e sacra. Sultan Salim era il comandante dell'esercito ottomano sunnita, mentre Shah Esmail era il comandante dell'esercito iraniano sciita. Sultan Salim prevede una vittoria immediata. Malgrado tutto, la battaglia fu più dura del previsto. Alla fine l'esercito di Shah Esmail fu sconfitto con una pesantissima perdita. Ma senza prigioni, Sultan Salim, dopo una settimana dalla conquista di Tabriz, preferisce ritirare esercito, perché era convinto che Shah Esmail sarebbe ritornato. Per la prima volta nella storia islamica, la frangia sciita conquistò il potere politico. Ciò che non è mai successo dall'inizio della fondazione dell'Islam salvo periodi brevi, ma molto isolati.

L'Iran diventa una teocrazia, con lo Shah come capo politico e religioso. Nel 500, avendo gli ottomani come nemico giurato, trova sintonia in potenti paesi occidentali, come la Repubblica di Venezia e il Papato di Roma che erano nemici degli ottomani. Shah Esmail aveva un carattere contrastante: da un lato, come scrivono gli storici, era crudele come mai si potesse immaginare, ma d'altra parte nella sua corte proteggeva gli artisti di vari settori. Si sentiva una figura divina.


La battaglia di Chaldoran


Nella battaglia di Chaldoran, per stimolare i soldati nel loro addestramento, leggevano le poesie del libro Shah -name, il capo lavoro letterario del poeta Ferdosi. Il libro è stato scritto nel 1000 a.c nel momento più buio della storia del paese, sotto il dominio della Khalifato turco. Basti pensare che Ferdosi riesce far rinascere la lingua persiana e mette in evidenza la mitologia antica, tutto ciò con poesie patriottiche. Da sottolineare che il libro per il clero islamico è eresia. Ama la tradizione persiana, tanto da scegliere i nomi tipici persiani per i suoi figli. La monarchia safavida continua con Shah Tahmaseb.




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